Il menisco
I menischi sono strutture fibrocartilaginee – formate principalmente (per il 95%) da acqua e collagene – a forma di semiluna, situate tra femore e tibia. Agiscono come veri e propri “ammortizzatori” naturali, assorbendo gli urti e distribuendo il carico in modo uniforme sull’articolazione del ginocchio. Oltre a proteggere la cartilagine, contribuiscono alla stabilità articolare e favoriscono il corretto trofismo articolare.
I menischi:
- Sono degli “ammortizzatori” naturali di fibrocartilagine a forma di semiluna, posizionati tra il femore e la tibia.
- Proteggono il ginocchio assorbendo gli urti e distribuendo il carico uniformemente a tutta l’articolazione. Migliorano la stabilità articolare e distribuiscono il nutrimento.
- Se la struttura meniscale viene alterata, essi inviano segnali come dolore, gonfiore o sensazioni soggettive di “impaccio”.
Le lesioni meniscali sono molto frequenti: si stima un’incidenza di 60-70 casi ogni 100.000 persone all’anno, con un trend in aumento. Colpiscono soprattutto i giovani adulti, con massima incidenza tra i 15 e i 30 anni, e sono più comuni negli uomini. Rappresentano circa due terzi di tutte le lesioni che interessano il ginocchio e costituiscono fino al 20% del totale degli interventi chirurgici su questa articolazione.
Il menisco interno è coinvolto nel 70% dei casi, e, nel 50% delle rotture, la causa è un trauma sportivo, spesso legato a movimenti bruschi di torsione o cambi di direzione. Non di rado le lesioni meniscali si associano ad altre patologie, come la rottura del legamento crociato anteriore (LCA) o danni alla cartilagine articolare.
Le lesioni possono essere traumatiche, tipiche degli sportivi, oppure degenerative, più frequenti con l’avanzare dell’età. I sintomi principali includono dolore localizzato, versamento intrarticolare, sensazione di blocco nei movimenti, rumori articolari (click o scrosci) e difficoltà a sostenere il carico. Una patologia meniscale non trattata espone ad un rischio più alto di sviluppare gonartrosi precoce rispetto alla popolazione sana.
I tipi di lesione più frequenti sono quelli:
- Orizzontale.
- Radiale.
- Longitudinale.
- Tipo flap.
- Becco di pappagallo.
- Manico di secchio.
La gestione delle lesioni meniscali dipende da diversi fattori: tipo di lesione, età del paziente, livello di attività e manifestazioni cliniche. Le opzioni terapeutiche si dividono in conservative e chirurgiche.
Trattamento conservativo
Nei pazienti che hanno più di 50 anni, e in cui la lesione è minima e stabile, si preferisce generalmente un approccio non chirurgico. Questo include:
- Fisiokinesiterapia (FKT) per migliorare la mobilità articolare e rinforzare la muscolatura.
- Infiltrazioni endoarticolari per ridurre dolore e infiammazione.
Trattamento chirurgico
La chirurgia meniscale viene eseguita in artroscopia, una tecnica mini-invasiva che utilizza piccole incisioni attraverso le quali si inseriscono, nella articolazione dilatata da soluzione fisiologica, una telecamera e strumenti chirurgici. L’intervento viene svolto in anestesia spinale oppure periferica con blanda sedazione in base alle indicazioni anestesiologiche.
Sutura meniscale
Quando possibile, la sutura rappresenta la soluzione ideale perché consente di preservare la funzione del menisco e ridurre il rischio di degenerazione articolare nel tempo. Tuttavia non tutte le lesioni sono riparabili. La possibilità di suturare dipende da diversi fattori. Innanzitutto la qualità del tessuto meniscale, strettamente correlata all’età del paziente: la sutura ha assai miglior tenuta in un menisco “giovane” rispetto ad uno degenerato, quale tipico dei pazienti di età più avanzata.
È fondamentale anche la localizzazione della lesione: quelle situate nella cosiddetta “zona rossa”, ben vascolarizzata, hanno più chance di cicatrizzare.
Contano molto la morfologia della lesione e la tempistica: le lesioni recenti sono più facilmente riparabili rispetto a quelle croniche.
Si deve quindi concludere che, quando possibile, la sutura rappresenta la scelta ideale per preservare la funzione meniscale.
Criteri di suturabilità
- Età giovane del paziente.
- Buona qualità del tessuto meniscale.
- Localizzazione in zona ben vascolarizzata (zona rossa).
- Morfologia e tempistica (lesione recente) della lesione.
Riabilitazione post-sutura meniscale
Il protocollo è più prudente per favorire la guarigione del menisco. Si utilizza un tutore che limita la flessione nelle prime settimane, e il carico completo è consentito solo dopo 4-6 settimane. Gli esercizi di rinforzo e mobilità sono introdotti gradualmente, con ritorno allo sport dopo 4-6 mesi. La “Pazienza” è essenziale per evitare il fallimento della sutura.
Meniscectomia
Quando la lesione meniscale è complessa, instabile o non risponde ai trattamenti conservativi, si rende necessario ricorrere alla meniscectomia selettiva, cioè alla rimozione della parte danneggiata del menisco. L’obiettivo è sempre quello di preservare il più possibile il tessuto sano, intervenendo in modo selettivo per ripristinare la funzionalità del ginocchio.
La decisione di eseguire una meniscectomia si basa su alcuni precisi criteri.
L’età del paziente è un fattore importante: oltre i 40 anni la capacità rigenerativa del menisco è ridotta, rendendo meno efficace la sutura.
Anche la localizzazione della lesione influisce: quelle situate in zona periferica, la cosiddetta “zona bianca” scarsamente vascolarizzata, hanno scarse possibilità di guarigione.
Un altro elemento è la durata della lesione: se è presente da più di 4-6 mesi, le probabilità di riparazione diminuiscono.
La meniscectomia è indicata quando sono presenti flap instabili che interferiscono con la meccanica del ginocchio, causando blocchi o dolore.
Infine, si ricorre a questa soluzione quando una precedente sutura è fallita e non è possibile riparare nuovamente il menisco.
Criteri meniscectomia
- Età > 40 anni (minore capacità rigenerativa).
- Lesioni in zona periferica (bianca, scarsamente vascolarizzata).
- Lesione presente da oltre 4-6 mesi.
- Flap instabili che interferiscono con la meccanica del ginocchio.
- Fallimento di una precedente sutura.
Riabilitazione post-meniscectomia
Non ci sono generalmente limitazioni al carico o alla mobilità, se non quelle legate al dolore post-chirurgico. Il recupero procede in base alla tolleranza del paziente, con possibilità di carico completo già nei primi giorni. La fisioterapia si concentra sul recupero dell’escursione articolare e sul rinforzo muscolare. La mobilità completa si raggiunge in circa 2-3 settimane, mentre il ritorno alle attività sportive avviene indicativamente entro 4-6 settimane.