Gonartrosi

Il ginocchio è una delle articolazioni più importanti del corpo umano, fondamentale per tutti i movimenti dell’arto inferiore: dalla semplice camminata ai gesti più complessi come correre, saltare e cambiare direzione.
È costituito da tre componenti ossee: femore, tibia e rotula. Queste, a livello articolare, sono rivestite da cartilagine, che agisce come un “ammortizzatore” naturale. La cartilagine riduce l’attrito tra le superfici ossee e ne preserva l’usura, garantendo stabilità e mobilità.
A garantire ulteriore stabilità – e quindi maggior protezione per la cartilagine – ritroviamo:

  • I menischi (mediale e laterale: fibrocartilagini che distribuiscono il carico e assorbono gli urti).
  • I legamenti collaterali, mediale (LCM) e collaterale laterale (LCL), che stabilizzano l’articolazione nei movimenti in varo/valgo.
  • i legamenti crociati, anteriore (LCA) e posteriore(LCP), che formano il pivot centrale, controllando i movimenti di scivolamento della tibia rispetto al femore.

In alcuni casi, soprattutto in pazienti con lassità marcata o che praticano sport ad alto rischio, si associano plastiche esterne (cioè extra-articolari) per aumentare la stabilità rotazionale e ridurre i tassi di fallimento.
L’intervento viene eseguito in anestesia spinale e dura circa 45 – 60 minuti.

Trattamenti conservativi dell’Artrosi del Ginocchio

Nelle fasi iniziali dell’artrosi, è possibile gestire la malattia senza ricorrere alla chirurgia. L’obiettivo è ridurre il dolore, migliorare la mobilità e rallentare il processo degenerativo.
Un intervento molto efficace è quello di ridurre un eventuale sovrappeso: ciò consente di diminuire il carico sull’articolazione e avere quindi meno stress meccanico. Anche una riduzione modesta di peso può avere un’ottima efficacia sulla qualità della vita del paziente.
Un altro pilastro del trattamento è la fisioterapia, associata al rinforzo muscolare. Esercizi mirati, guidati da professionisti, aiutano a stabilizzare il ginocchio, mantenere la mobilità e prevenire rigidità articolare. Il potenziamento del quadricipite (il principale muscolo anteriore della coscia), in particolare, è fondamentale per sostenere l’articolazione e ridurre il dolore durante le attività quotidiane.

Quando il dolore persiste, si può ricorrere – oltre a terapia medica, per le sole fasi di riacutizzazione, con analgesici e antinfiammatori- alle infiltrazioni intra-articolari.
Quando il dolore persiste, si può ricorrere alle infiltrazioni intra-articolari.
Le più comuni sono a base di cortisonici, utili nelle fasi di infiammazione acuta, e di acido ialuronico, che migliora la lubrificazione e riduce l’attrito tra le superfici articolari. L’acido ialuronico è disponibile in diverse formulazioni, a basso o alto peso molecolare, così da potersi meglio adattare alle esigenze del paziente.
Negli ultimi anni si sono affermati anche trattamenti innovativi di orto-biologia, che sfruttano le capacità rigenerative dell’organismo. Tra questi troviamo il PRP (Plasma Ricco di Piastrine), che utilizza i fattori di crescita presenti nel sangue per stimolare la riparazione dei tessuti, e le infiltrazioni con monociti o cellule staminali derivate dal tessuto adiposo, pensate per favorire la rigenerazione cartilaginea e migliorare la funzione articolare.

Trattamenti Chirurgici dell’Artrosi del Ginocchio

Quando, nonostante i trattamenti conservativi, il dolore diventa costante e limita in modo significativo la vita quotidiana, la soluzione è rappresentata dalla chirurgia protesica.
L’intervento consiste nel sostituire le superfici articolari danneggiate con componenti artificiali, restituendo al ginocchio la sua funzione e riducendo il dolore.
Esistono due principali tipologie di protesi:

  • Protesi totale, che sostituisce completamente l’articolazione, indicata nei casi di artrosi avanzata che coinvolge tutti i comparti del ginocchio.
  • Protesi monocompartimentale, riservata alle forme più limitate, in cui è danneggiata solo una parte dell’articolazione.

Le componenti protesiche sono realizzate con materiali altamente biocompatibili e resistenti, come leghe di titanio, cromo-cobalto e inserti in polietilene ad alta densità, che garantiscono durata e riducono l’usura. Per il fissaggio si possono utilizzare, in funzione delle caratteristiche del paziente, due tecniche: 

  • Cementata, che assicura stabilità immediata grazie all’utilizzo di cemento antibiotato,
  • Non cementata, che favorisce l’integrazione biologica tra le componenti protesiche e l’osso.

Negli ultimi anni, la chirurgia robotica ha rivoluzionato questo intervento, permettendo una precisione millimetrica nel posizionamento delle componenti e una personalizzazione del taglio osseo, con considerevoli vantaggi in termini di recupero e durata della protesi.
L’operazione dura in media da una a due ore e viene eseguita in anestesia spinale o generale, a seconda delle condizioni del paziente e delle indicazioni dell’équipe anestesiologica.

Il percorso post-operatorio

Il recupero è importante quanto l’intervento.
Oggi si adottano protocolli Fast Track, che, tramite un corretto approccio farmacologico e l’abbandono di cateteri vescicali e drenaggi chirurgici, riducono i tempi di ricovero e favoriscono la precocità della riabilitazione.
Già nelle prime ore dopo l’intervento il paziente inizia la fisioterapia per recuperare mobilità e forza muscolare.
La terapia antidolorifica è mirata e consente di controllare il dolore senza eccessivo ricorso agli oppioidi.
L’uso delle stampelle è previsto per alcune settimane, fino al recupero completo della stabilità.