Coxartrosi

L’anca è una delle articolazioni più importanti del corpo umano, responsabile della stabilità e della mobilità dell’arto inferiore. È costituita dall’articolazione tra la testa del femore e una componente del bacino, detta acetabolo, entrambe rivestite da cartilagine articolare, cartilagine che riduce l’attrito e assorbe i carichi. A garantire stabilità e movimento intervengono la capsula articolare, i legamenti e i muscoli circostanti.
La coxartrosi è una patologia degenerativa che comporta la progressiva usura della cartilagine articolare dell’anca. Può essere primaria, legata all’invecchiamento e alla predisposizione genetica, oppure secondaria, conseguente a displasia congenita, traumi, necrosi della testa femorale o patologie infiammatorie. I sintomi principali sono dolore inguinale o gluteo, rigidità e limitazione funzionale, che peggiorano con il tempo fino a compromettere le attività quotidiane.

Trattamenti conservativi della Coxartrosi

Nelle prime fasi del processo artrosico è possibile, come per il ginocchio, intervenire senza ricorrere alla chirurgia, al fine di alleviare il dolore, preservare la mobilità e rallentare la progressione del danno articolare.
Un aspetto rilevante è la gestione del peso corporeo: ridurre i chili in eccesso, anche in misura non particolarmente rilevante, significa diminuire il carico sull’anca e limitare lo stress meccanico e, quindi, l’evoluzione della artrosi.
La fisiokinesiterapia riveste grande importanza. Programmi di fisioterapia personalizzati, associati a esercizi di rinforzo muscolare, aiutano a mantenere la mobilità articolare e prevenire rigidità. In particolare, il potenziamento dei muscoli glutei, quadricipitale e addominali è essenziale per consentire stabilità articolare, migliorare l’escursione motoria e ridurre la componente algica.
Nei momenti di riacutizzazione algica, per controllare i sintomi si possono somministrare, per brevi periodi, farmaci analgesici e antinfiammatori. A fronte di persistenza del dolore e della limitazione funzionale, si può procedere a praticare infiltrazioni intra-articolari ecoguidate.

Quando il dolore persiste, si può ricorrere – oltre a terapia medica, per le sole fasi di riacutizzazione, con analgesici e antinfiammatori- alle infiltrazioni intra-articolari.
Quando il dolore persiste, si può ricorrere alle infiltrazioni intra-articolari.
Le più comuni sono a base di cortisonici, utili nelle fasi di infiammazione acuta, e di acido ialuronico, che migliora la lubrificazione e riduce l’attrito tra le superfici articolari. L’acido ialuronico è disponibile in diverse formulazioni, a basso o alto peso molecolare, così da potersi meglio adattare alle esigenze del paziente.
Negli ultimi anni si sono affermati anche trattamenti innovativi di orto-biologia, che sfruttano le capacità rigenerative dell’organismo. Tra questi troviamo il PRP (Plasma Ricco di Piastrine), che utilizza i fattori di crescita presenti nel sangue per stimolare la riparazione dei tessuti, e le infiltrazioni con monociti o cellule staminali derivate dal tessuto adiposo, pensate per favorire la rigenerazione cartilaginea e migliorare la funzione articolare.

Trattamento Chirurgico: Protesi d’Anca

Quando il dolore diventa costante e limita la vita quotidiana, la soluzione è la sostituzione protesica dell’anca.
L’intervento consiste nel rimuovere le superfici articolari danneggiate e sostituirle con componenti artificiali: coppa acetabolare e stelo femorale, realizzati in leghe di titanio o cromo-cobalto, con inserto in polietilene o ceramica e testa femorale in ceramica.
Vi sono due tipologie/tipi di protesi:

  • Totale, che sostituisce entrambe le superfici articolari (la più comune),
  • Parziale, riservata a casi selezionati (es. fratture del collo femorale in pazienti anziani).

Il fissaggio della protesi può essere:

  • Cementato, che consente una più precoce stabilità, richiesta particolarmente in un paziente anziano.
  • Non cementato, più frequentemente utilizzato, che mira all’integrazione biologica della componente protesica con l’osso.

Vie di accesso chirurgiche

Le principali vie di accesso al sito chirurgico per l’impianto della protesi sono due:

  • Accesso posterolaterale: il più utilizzato, consente un’ottima esposizione dell’articolazione e una maggiore facilità di impianto; richiede particolare attenzione per la stabilità post-operatoria.
  • Accesso anteriore: tecnicamente più complesso ma sempre più diffuso per la minore invasività sui tessuti e la maggiore rapidità di recupero.

Anestesia

L’intervento viene eseguito in base alle condizioni del paziente, solitamente in anestesia spinale, salvo diversa indicazione dell’équipe anestesiologica.
Negli ultimi anni, la chirurgia mini-invasiva e robotica hanno migliorato la precisione del posizionamento e ridotto i tempi di recupero.

Il percorso post-operatorio

Il recupero è rapido grazie ai protocolli Fast Track che prevedono:

  • Mobilizzazione precoce già nelle prime ore dopo l’intervento.
  • Fisioterapia mirata al recupero della mobilità e al rinforzo muscolare.
  • Carico parziale o completo in base alla tecnica e alle indicazioni chirurgiche.

Il ritorno alle attività quotidiane avviene in poche settimane.